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commercials bio info GIOVANNI LAMI | PHOTOGRAPHER
Rome - Anatomy - 2005
Roma, 4 Novembre 2004

Appena trasferito a Roma una delle prime cose notate è stata la conformazione delle periferie, molto diversa da quella vista fino ad allora. Sarà stato forse l'essere catapultato in una di queste, Ottavia, a nord-ovest del centro e aver visto, prima di tutta la storia, l'architettura e l'arte antica della città, proprio la "fisicità e la meccanica" della borgata. L'autonomia quasi assoluta dei centri periferici per ciò che riguarda la soddisfazione di necessità primarie (o secondarie) si contrappone alla loro ben precisa delimitazione, al loro isolamento l'uno dall'altro. E' quella delle periferie romane un'estensione che potrei definire a macchia di leopardo e che lascia moltissime zone agricole, non sempre coltivate, tra gli interstizi che si vengono a creare tra le urbanizzazioni provenienti da punti diversi. Non nego che in un futuro forse prossimo queste aree siano forse destinate a sparire, sinceramente non pensavo fossero oggi ancora così evidenti. Da ciò che ho potuto vedere girando le periferie di Roma, questo tipo di conformazione è un denominatore comune a tutte, siano esse a nord, a sud del centro o verso il mare; in più a volte è possibile notare delle situazioni simili anche molto centralmente.
Queste possono sembrare inizialmente delle contraddizioni, ma a mio parere non è così, innanzi tutto questo credo mostri ancora un forte radicamento nella cultura cittadina dell'agricoltura, della "terra", a prescindere dall'incessante incalzare del cemento (avvenuto soprattutto in alcune zone ben precise) ai miei occhi è quasi una speranza, questo non abbandono, questa "conservazione" non dovrebbe cessare perché sarà sempre più un valore aggiunto alla vita di chi abita la città: una condivisione di realtà diverse (nel tempo) all'interno del medesimo spazio e contemporaneamente una invasione non totale della natura originaria.
Per assurdo questi interstizi verdi sui quali voglio focalizzare il mio interesse sono meno presenti nei centri più piccoli, come quello dove sono nato; lì lo sviluppo avviene in modo diverso, come fosse una frontiera che si muove, un limite netto che partendo dal centro si sposta sempre più lontano, non permettendo quindi ne la creazione di aree autonome vicino al nucleo principale, ne tanto meno di quei "gap" di cui ho parlato, è un' urbanizzazione molto più continuativa. E' giusto precisare che in tutta questa argomentazione parlo sempre di città, di quella che socialmente e fisicamente è considerata ormai Roma, non di campagne o altro, per le quali è naturale prevedere ampie zone verdi o comunque delle strutture abitative e di trasporto molto diverse, per questo motivo mi sono imposto come limite invalicabile il bordo del grande raccordo, che racchiude al suo interno moltissime realtà conformi a questo progetto.