Molti di noi sanno bene quanto sia articolato e complesso un porto e quanti siano gli ingranaggi che fanno muovere la "macchina del porto".
Il porto è, in questo senso, enormemente più complesso di un unico grande stabilimento, di una unica grande impresa, od anche di un distretto industriale poiché al suo interno si muovono enti, operatori, sistemi che, pur rispondendo ad Istituzioni e gerarchie differenti, devono convergere verso un unico obiettivo.
Ecco perché un porto non può non avere la consapevolezza di una propria dimensione complessiva, unitaria, che ne definisca le procedure, le modalità operative, il rango, il posizionamento, le vocazioni.
Una consapevolezza che, nel caso di Ravenna, si è costruita attorno ad una serie di interventi che vanno dal recupero dei waterfront all'insediamento di nuove attività produttive sino alle grandi opere per la movimentazione delle persone e delle merci, con la possibilità di rispondere adeguatamente al cambiamento delle navi e dei commerci internazionali.
Per questa grande visione del porto, ripercorrerne la storia, anche attraverso le sue "macchine", è sicuramente un elemento di supporto importante ed un fattore ulteriore di comprensione .
"La macchina del porto" non è, dunque, solo una efficace e bella raccolta di suggestive immagini di opere del porto passato, ma anche uno specchio che restituisce una immagine del porto di oggi unitaria ed integrata, come se il porto stesso, nel suo insieme, fosse una sola grande "macchina".
Un meccanismo delicato e complesso che, grazie all'apporto di tutti coloro che vi lavorano ogni giorno, è capace di far funzionare i propri ingranaggi e di presentarsi come un "sistema" e quanto più sarà capace di farlo, tanto più potrà guardare avanti e rivendicare un ruolo competitivo nello scenario della portualità futura.