Il luogo dove abito, i lidi tra Ravenna e Rimini, oltre ad essere universalmente riconosciuti come patria del divertimento estivo, hanno fatto propria -dodici mesi all'anno- anche una delle più grandi comunità transgender livello europeo, nel contatto con la popolazione locale chiamerei questa, a ragione, intercultura "di genere". Comunità principalmente brasiliana (intercultura "classica") di MtF (Male to Female, cioè come si chiamano convenzionalmente le transgeder che intraprendono un percorso da uomo a donna) al suo interno molto varia: molte regolari, molte irregolari, a volte buoni rapporti con i "nativi", altre volte situazioni che arrivano quasi a veri e propri scontri, e non mancano certo i conflitti all'interno del loro stesso gruppo.
La mia attenzione si concentra su di loro, lasciandomi guidare da una sequenza emozionale di immagini che unisce ritratti a particolari del territorio senza una precisa ragione, non fosse altro il mio camminare, il mio percorso sensitivo di ricerca.
Il mio perdermi, tra le loro vite e quelle strade, cercando qualcosa di intimo e privato che può riflettersi nell'esperienza di ognuno di noi, familiare e destabilizzante allo stesso tempo. Una specie di apnea che si raggiunge solo quando ci accorgiamo di riuscire ad osservare realmente il quotidiano (non è forse questo il primo passo per la comprensione dell'intercultura?), facendo sì che tutto ciò che ci circonda possa mostrarsi liberamente a noi.
ps: apnea com'è anche la condizione sociale vissuta delle persone con identità transgender nel nostro paese, ma questo naturalmente non c'era bisogno di scriverlo.
ENG
My land, the place where I live, is everywhere known as summer time leisure paradise but it has also one of the bigger transgender community in Europe. I focalize my attention on them, follow an emotional sequence made of portraits and country details connected without a clear reason; it's my walking and my sensitive path only.
I lost myself between their lives and these streets, trying to find something private and intimate everyone can compare with his own background, in those pictures there're always familiar and destabilizing elements at the same time. Every time I join the shot's choice and the shutter's "click" to the sound of my steps, my intent is not only looking, but walking also, being inside the place, reach and cross it, trying to delete the gap between me and the space around. There is something like an apnea we reach when we start "really" observing everyday life, ordinary places, making possible everything around can show itself completely to us.
ps: apnea is also like the social condition people with transgender identity are forced to live, everyday, in my country (Italy), but clearly, I don't need to write this.